Inquinamento ambientale: cosa si rischia danneggiando ambiente

04 aprile 2022

I reati ambientali sono una costante del nostro Paese ma l'attenzione del Legislatore cresce, come le denunce.

Si può riassumere il concetto di inquinamento in quella serie di attività, azioni, condotte o effetti dell'uomo che arrecano un danno verificato e misurabile all'ecosistema o all’ambiente. Le esternalità negative possono essere di varia natura e danneggiare flora, fauna e di conseguenza anche le altre persone, in quanto parte di un ambiente. L'inquinamento può essere elettromagnetico, acustico e atmosferico (fortemente diffusi soprattutto nei contesti urbani), idrico, inquinamento del suolo e del sottosuolo.

Esiste poi una lunga lista di elementi e materiali che, riversati all'esterno e non trattati adeguatamente, possono produrre effetti nocivi (metalli pesanti e derivati) o addirittura mortali; per fare un esempio, di recente ha destato scalpore nazionale la vicenda dello smaltimento illegale di rifiuti connessi al ciclo del keu, essendo i materiali in questione cancerogeni. Le procedure di smaltimento sono spesso costose e quindi i reati di smaltimento illegale sono molto diffusi.

I reati ambientali sono ancora molto diffusi nel Paese, nonostante una crescente attività ispettiva e un numero di arresti in aumento. Dall’ultimo rapporto sulle Ecomafie 2021 di Legambiente sul 2020 emerge un quadro ancora molto preoccupante. Neanche la pandemia, infatti, ha fermato gli ecoreati: 34.867 (in aumento rispetto al 2019), tra i quali spiccano i 4.233 relativi agli incendi boschivi (+8,1%) e gli 8.193 quelli contro gli animali. Anche per questo i progressi nella normativa sono apprezzabili.

Cosa si rischia per i reati ambientali e di inquinamento?

L'articolo 452 bis del Codice penale disciplina il reato di inquinamento ambientale, punendolo con la "reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000".  Esso consiste in una "compromissione" di un dato bene ambientale o in un suo "deterioramento".

La "compromissione" di un dato bene ambientale, precisa la Corte di Cassazione penale con la sentenza n. 15865/2017, coglie del danno non la sua maggiore o minore gravità bensì l'aspetto funzionale perché evoca un concetto di relazione tra l’uomo e i bisogni o gli interessi che la cosa deve soddisfare; mentre il "deterioramento", sempre per la Corte di Cassazione penale e sempre nella sentenza sopra richiamata, è configurabile quando la cosa che ne costituisce oggetto sia ridotta in uno stato tale da rendere necessaria, per il ripristino, un'attività non agevole di un dato bene ambientale ovvero quando la condotta produce una modificazione della cosa altrui che ne diminuisce in modo apprezzabile il valore o ne impedisce parzialmente l’uso, così dando luogo alla necessità di un intervento ripristinatorio (come nel caso di un illecito smaltimento di rifiuti di una discarica in un fiume che lo aveva reso per lungo tempo inidoneo all’irrigazione dei campi ed all’abbeveraggio degli animali).

Questo è frutto di un'introduzione recente (2015), figlia di una nuova attenzione prestata dal Legislatore all'ambiente. Ma il Legislatore non si ferma e sta marcando importanti passi avanti in tal senso, come certificato dall'introduzione dell'ambiente nei principi fondamentali della Carta.

Il riformato articolo 9 prescrive: "La Repubblica (…) tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni", introducendo così anche un principio di responsabilità ambientale intergenerazionale; l'articolo 41, invece, riconosce libera iniziativa privata purché non "in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all'ambiente".

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